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III Convegno internazionale
Istituto di Psicoantropologia Simbolica MYTHOS(*)
Roma Aprile 1994

 

 

Memoria e coscienza
Dall'orfismo alla psicoanalisi del profondo

…Sono figlio della Terra e del cielo stellato,
sono riarso di sete e muoio, ma datemi, subito,
la fredda acqua che scorre dalla palude di Mnemosine...

L'uomo è effimero, essere di un giorno, « ombra di un sogno » ed effimero è tutto ciò che egli costruisce ma il vigore della Coscienza che trae alimento dalla Memoria è rimedio alla sua fragilità.

Il pensiero orfico-pitagorico, che non esiteremmo a porre alle origini del pensiero filosofico greco e dunque del pensiero occidentale, valorizza fortemente la memoria, la divina Mnemosyne, madre delle Muse. Dalla fonte di Mnemosyne sgorgano mitiche acque che sono un farmaco salvifico per coloro che sanno attingere ad esse e ad abbeverarsi di tutta la ricchezza e la dignità del sapere ancestrale.

La memoria, intesa come ricordo e comprensione del senso più profondo dell'esistenza, è salvezza dalla morte e recupero del tempo. La coscienza delle proprie radici archetipiche consente di superare in una più ampia visione cosmica la sofferenza provocata dalla morsa delle situazioni contingenti. Solo una cultura che sappia abbeverarsi al «profondo pozzo del passato» in una sete di verità inestinguibile può essere capace di aprirsi ad un dialogo interculturale e di riconoscere, nel rispetto della singolarità di ciascuna tradizione, l'unicità del senso fondamentale di ogni sapere: il senso profondo dell'esistenza nella totalità del cosmo.

L'insegnamento pitagorico, grazie alle massime del medico Alcmeone, fu accolto dalla scuola ippocratica che riconobbe la fondamentale importanza del ricordo del passato (anamnesi), inscindibile dalla comprensione del presente (diagnosi) e dalla previsione degli eventi futuri (prognosi). L'esame dei singoli fatti particolari doveva sempre essere illuminato dalla consapevolezza che proviene dall'indagine profonda del passato al fine di penetrare il senso degli eventi e chiarire i nessi che legano il particolare all'universale. La scuola medica ippocratica non si fermò nella sua indagine scientifica all'esame del mondo visibile, ma seppe guardare all'interiorità, studiare armonicamente la vita dell'organismo fisico insieme a quella della psiche.

Poderosa fucina di eventi del passato, la memoria rende possibile la creazione di un futuro che, proprio nella continuità con il passato, supera la sterilità dell'avvenimento circoscritto al presente e permette il progetto, il desiderio, la speranza e dunque nuove possibilità creative. E' necessario che la memoria nasca e si sviluppi nell'interiorità affinché fermenti e si rinnovi il discorso della coscienza.
La memoria, risponde alla più profonda aspirazione della psiche: fondere la finita esperienza esistenziale con l'intuizione dell'essere partecipe dell'eternità e infinità del cosmo.

La psicologia analitica di C. G. Jung addita un analogo cammino di ricerca.

C. G. Jung sa che il patrimonio depositato nella coscienza e nell'inconscio collettivo dell'umanità fonda la nostra esperienza del mondo e struttura la nostra storia. Egli crede che proprio la consapevolezza profonda delle nostre radici archetipiche ci permette di guardare a quella totalità che egli chiama Sé.

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Il tema del convegno è stato affrontato da studiosi delle varie tradizioni. I lavori sono stati aperti dal presidente prof. Giovanni Pugliese Carratelli , accademico Linceo, con una prolusione su Mnemosyne e l'orfismo.

Armand Abécassis, filosofo ed esperto della tradizione rabbinica, si è soffermato sul valore e funzione del profetismo nella cultura ebraica, mentre Rino Fisichella, rettore dell'Università Lateranense, ha ribadito il valore della tradizione nella teologia cristiana.

Sono seguite le testimonianze sulla cultura africana da parte dell'etnoantropologo Jean Servier che ha parlato delle iniziazioni degli uomini-belve e del missionario comboniano Pietro Ravasio che ha trasmesso documenti inediti della cultura Sidamo e Zande.

Al vasto affresco di Julien Ries sulle origini della coscienza nell'uomo arcaico, è seguita l'interpretazione da parte dell'indologo Michel Hulin del senso della memoria negli Yoga Sutra e le riflessioni di Paolo Miccoli su mneme, anamnesis, mnemosyne e l'identità dell'uomo storico.

Il rapporto tra il pensiero orfico-pitagorico e la psicologia del profondo è stato il tema affrontato dalle psicoterapeute Annamaria Iacuele e Maria Pia Rosati.

Infine il mito trasversale delle parole gelate, raccontato con pungente ironia da Claudio Rugafiori, ha fatto riflettere sul valore delle poche parole parlanti in un mondo in cui si moltiplicano le parole parlate.

 

* L'istituto Mythos ha pubblicato gli atti del convegno nel IV volume della rivista “Atopon”