Omaggio a Hillman Anima Mundi - per James Hillman


Marco Ariani – Paolo Pampaloni
(con una nota di Roberto Calasso)
Adelphi Edizioni – Milano – 2012

Maria Pia Rosati

Vogliamo ricordare James Hillman lo psicologo analista allievo di Jung, fondatore della psicologia archetipica, studioso di vasta cultura umanistica e fortemente appassionato alla cultura della filosofia platonica e neoplatonica, al pensiero orfico pitagorico, alla tradizione ermetica, in particolare nel suo riaffacciarsi nel Rinascimeno italiano con Marsilio Ficino e di Pico della Mirandola, e ancora grande ammiratore di Vico e della sua rivalutazione della fantasia, dando rilievo a quello che consideriamo un grande omaggio reso alla sua figura di ricercatore.

Hillman1Il libraio antiquario fiorentino Paolo Pampaloni ha affiancato negli anni sugli scaffali della sua libreria, salvandoli, come egli stesso dice, dalle cicliche trame del commercio e dalle effimere formazioni di infinite collezioni, i testi degli autori che si erano interrogati sui destini dell’anima e credevano nell’esistenza di un’Anima Mundi. Ha quindi costruito e meravigliosamente stilato con l’arte e la passione del grande bibliofilo un catalogo di tali preziosi e rari volumi. Essendosi appassionato alla psicologia archetipica di Hillman, così pregna di antica cultura, aveva deciso di offirgli come dono per il suo ottantacinquesimo compleanno il catalogo che comprende incunaboli, cinquecentine, preziosi commenti, da Omero, Pitagora, Platone e l’intera letteratura neoplatonica del Rinascimento sino alle prime edizioni di Jung, Kerényi, Corbin.

Hillman gradì particolarmente questo dono e augurò grande successo all’opera che avrebbe incoraggiato un più ampio interesse per una grande tradizione.

Dopo la scomparsa di Hillman il catalogo di Paolo Pampaloni, le cui schede sono arricchite dal puntuale e illuminante commento di Marco Ariani, è stato pubblicato dalla casa editrice Adelphi offrendo in tal modo uno strumento validissimo, un filo rosso agli studiosi che intendano muoversi in una materia così vasta, frastagliata, per lo più misconosciuta o guardata con sufficienza, se non con sospetto, soprattutto dalla cultura occidentale contemporanea allineata su discipline dal taglio scientifico-tecnico ben riconoscibile.

Poche righe bastano a far intravedere la forza di una tradizione millenaria che riemerge di tanto in tanto, nei secoli, quale fiume carsico con tutto il suo portato spirituale e creativo. Miti, teorie, sogni si intrecciano armonicamente, al di là del tempo, dei luoghi e delle culture di appartenenza, in una trama variegata da cui si stagliano elementi di incandescente archetipale potenza.

Il catalogo si apre con la prima edizione completa di indici del Eustathiou Archepiskopou Thessalonikēs parekbolai eis tēn Homērou Iliada kai Odysseian, commento all’Iliade e all’Odissea di Omero di Eustazio di Tessalonica (umanista bizantino del XII sec.).

Il commento di Eustazio, depositario di materiali preziosi in particolare dell’allegoresi canonizzata da Proclo ed ereditata dall’esegesi bizantina, come ci viene indicato da Marco Ariani, ci induce a guardare ai poemi omerici come a testi sapienziali di cui la lettera è seducente velo che occulta/svela il mistero. Così il periglioso viaggio di Ulisse per tornare in patria diviene simbolo del percorso iniziatico dell’anima che desidera tornare alla patria celeste e i personaggi mitici, Calipso, le Sirene ecc., figure delle prove iniziatiche che l’anima deve affrontare.

Segue una edizione preziosa di Orphica (IX sec. A. C.) a cura di J. G. J. Hermann, Leipzig, Caspar Fritsch, 1805, grande raccolta di frammenti orfici (compresi gli Inni o i Lithica) a cura di un severissimo filologo tedesco, poco incline per sua natura al misticismo e alle cosmogonie orfiche. Tuttavia proprio questo testo filologicamente restitutum ha suscitato entusiasmo e offerto materiale prezioso agli studiosi del Romanticismo tedesco, come Creuzer e Bachofen. Affascinato dall’antica misteriosofia e dalla cosmogonia orfica che vede il mondo scaturire da Phanes-Eros anche Hillman in Il mito dell’analisi ripropone l’amore come ‘l’origine e il principio di tutte le cose viventi’.

Icanti ci introducono in una galleria di immagini che aiutano l’anima, microcosmo in un macrocosmo, a cogliere appieno gli influssi benefici del cosmo. In particolare gli Inni orfici (II-III sec. d. C.), 87 inni teurgici, rivolti ad altrettante divinità, attraverso il ritmo ascensivo dei versi, al pari degli inni vedici, divengono veicolo con cui l’anima devota può salire alla contemplazione immaginifica degli dei preposti alle varie situazioni della vita.

Non possiamo non soffermarci su quella Biblioteca, delle problematiche e intuizioni dell’Anima greca che è il De vita et moribus philosophorum di Diogene Laerzio (180 ca- 240 ca). Qui sono le vite dei filosofi a divenire miti e paradigmi di percorsi sapienziali. A Pitagora e a Platone e alle loro frequentazioni dei misteri egizio-iranici la cui origine si perde nella notte dei tempi, vien fatta risalire l’idea della syngeneia, dell’affinità tra uomini e dei in un cosmo vivente in cui l’anima individuale è particella divina destinata a tornare ‘al cielo stellato’.

Vogliamo ancora ricordare i libri degli autori Plotino, Ficino e Vico a cui Hillman ha fatto riferimento come ai precursori della sua psicologia archetipica. In particolare Plotino che “tende a parlare in modo indifferenziato della psiche degli individui e della psiche intesa come anima mundi, la psiche collettiva di cui gli individui sono portatori” ( L’anima del mondo e il pensiero del cuore, Milano 2002).

Hillman2Plotino (203-270) è presente in un testo di straordinario pregio: Opera a Marsilio Ficino latine reddita, l’opera che Ficino leggeva a Lorenzo de’ Medici sul suo letto di morte.

La potenza sincretica delle Enneadi ne fa, potremmo dire, la sintesi della filosofia greca. “Il mondo animato del Timeo platonico, l’immaginazione aristotelica come presupposto del pensiero, il cosmo pneumatico degli stoici, la teurgia iniziatica dei misteri: Plotino ne estrae i paradigmi di un’immane percezione psichica del mondo sentito come inseparabile dalla fonte di luce dell’Uno che emana da sé l’Altro, l’Intellegibile che si fa, scendendo, Anima del mondo e poi Bellezza del mondo.” (Anima mundi p. 33).

Un’altra opera di Ficino ci apre alla incredibile vastità e profondità culturale e alla grande audacia di pensiero degli autori del nostro Rinascimento a cui Hillman ha saputo attingere nel suo discorso sull’anima. Si tratta di una raccolta di testi esoterici e magici della filosofia greco- romana e cristiana che raccoglie la misteriosofia di Giamblico, la demonologia di Proclo, Porfirio e Psello, l’oniromanzia di Sinesio, la magia teurgica di Proclo, gli aurei detti pitagorici e naturalmente il Pymander e l’Asclepius attribuiti a Mercurio Trimegisto.

Ancora una volta ci troviamo di fronte a un testo iniziatico che svelando le connessioni tra microcosmo e macrocosmo, e la fitta rete di corrispondenze e simpatie tra l’anima individuale e l’anima del mondo mostra come l’anima possa ascendere alla luce divina guidata da boni daemones. Angeli, arconti, daimones sono figure mediatrici tra l’Uno e il molteplice divenire, sì che l’universo appare un tutto senza soluzione di continuità tra corpi fisici e corpi immaginali, tra materia e spirito. Il magnus daemon omnia ligans è, per Proclo, Amore cosmica sympathia rerum che per usare l’espressione dantesca ‘move il cielo e l’altre stelle’.

E improvvisamente quelle voci lontane di un cosmo animato da segreta energia si rivelano vive e preziose, audaci anticipazioni delle più complesse teorie quantistiche come di quella ‘scienza dell’anima’ che è la psicologia archetipica di James Hillman.

Il catalogo del libraio fiorentino ci richiama alla mente la Biblioteca di Aby Warburg, basata sulla affinità tematica e concettuale fra i testi, attorno alla quale si è formata una nuova scienza umana ed ermeneuti, quali Panofsky, Klibansky, Saxl, Wittkower, Wind, Frances Yates e Klein. Ma ancora il Bilderatlas, l’Atlante di immagini intitolato alla memoria – Mnemosyne –, opera incompiuta, ma di tale energia potenziale da illuminare di luce radente le opere d’arte e permetterci di cogliere le Pathosformeln (formule di pathos), fondamentali modalità espressive della psiche umana che campeggiano inalterate, come archetipi, nei secoli. Fu proprio l’arte e la cultura italiana rinascimentale, gli affreschi di Masaccio e del Ghirlandaio, a mettere in contatto Warburg con simboli che esprimono una’emozione lontana e profonda che evoca un mondo pervaso dall’epifania del divino.

L’interesse di Warburg per tutti i campi dell’arte e della cultura lo ha portato a intraprendere un metodo di studio che fosse viaggio iniziatico: una ri-cerca che sa mettersi in crisi e fare di ogni tappa raggiunta il punto di partenza per un nuovo nuovo inizio.

Vorremmo sperare dunque che anche il catalogo del libraio fiorentino Paolo Pampaloni in omaggio a Hillman ci apra nuove porte e sia per noi occasione di un viaggio iniziatico che ci permetta ricollegarci all’Anima Mundi.

Maria Pia Rosati


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