Tutti gli articoli di Giuseppe Lampis

Andare a oriente

Da Pólemos e il nulla. Filosofia della II Guerra mondiale, 2004 (2018), Libro V, Eserciti del tempo e del non tempo, cpp. 14–18 14 In verità, sono gli gnostici a credere possibile un’inversione istantanea del giro delle cose del mondo; l’inversione del tempo è effettiva se fa uscire dal tempo, e deve per forza avvenire nell’istante, perché l’istante pur risiedendo nel tempo è fermo. Una stranezza – un « átopon »lo chiama Platone nel Parmenide. Ma chi sa cogliere l’istante? Chi sa trovare … Continua la lettura di Andare a oriente

Dio non si occupa di cose spicciole

Allo stesso modo che non si può vivere il mito in diretta, egualmente il Signore del Principio non si occupa direttamente di specifiche articolazioni delle vite e in definitiva non si occupa di nessuna palpitante singolarità. Non sappiamo quale geometria o quali sistemi di calcolo segua il logos del Re del Mondo. Non sappiamo se Platone o Galilei, se Leibniz o Cantor, se la qabbalah o i babilonesi abbiano intravvisto i numeri della sua lingua. In ogni caso, chi ci … Continua la lettura di Dio non si occupa di cose spicciole

Borges, le rose e Aristotele

I morti appartengono a una sfera separata e lontana, il passato. Riguarda altri, non noi.Come potrebbe darsi, allora, che un presente e vivo abbia la sorte di trovarsi lì, oltre il confine della realtà in atto, nell’aldilà, pur avendo ora l’essenza di vivo? Come potrebbe accadere che un vivo e presente finisca per entrare in un quel tempo sprofondato e appartenere ad esso in un modo essenziale, non essendo più quello che pur è, ora?

Giovani

  1 I terzoliceisti erano i più grandi. Scendevano quindi per ultimi; noi aspettavamo giù nell’atrio che arrivassero. Lì era già tutto un brusio disordinato e festoso di quelli che spingevano e sciamavano in giro. Non c’era da perdere tempo nell’attesa perché la meccanica dell’uscita era scorrevole quanto quella dell’entrata. C’era un intervallo fra gli altri e i terzoliceisti che pareva e credo fosse davvero più netto, perché loro avevano gli esami e indugiavano un poco oltre il suono perentorio … Continua la lettura di Giovani

In origine, uomini e dèi e il male

In origine, uomini e dèi vivevano insieme e appartenevano allo stesso ordine di realtà. Ognuno degli dèi, e degli uomini che ne condividevano la sorte, rappresentava un aspetto eterno e necessario del tutto. Non è chiaro da quale speciale angolazione gli uomini riflettessero l’intero universo, né attraverso quale elemento costitutivo lo richiamassero; qualcuno sospetta che gli uomini riassumessero l’intero universo attraverso una forza che aveva lo speciale potere di annientarlo e di cambiarlo. Il sospetto è nato dal fatto che … Continua la lettura di In origine, uomini e dèi e il male

Dio è morto ma non c’era solo lui

Fine della storia, nuda verità, morte di Dio, eclisse dell’essere, schianto del mondo, liquefazione… queste le diagnosi di Hegel, Leopardi, Nietzsche, Heidegger, Pound, Bauman. Diagnosi formulate sul ciglio dell’eone. Ma di che parlano, essi e gli altri visionari? Che scorgono oltre les anciens parapetsd’Europa? * Angelus Silesius (1657) proponeva con sintesi bruciante che come l’uomo è in Dio così Dio è nell’uomo, tanto che se l’uomo si annulla «Dio non può vivere neppure un attimo». Ora, per la coincidenza, vale … Continua la lettura di Dio è morto ma non c’era solo lui

Illusione

(da La verità e i confini dell’anima, 2007)   Eliade, in una conferenza ginevrina del 1953 (Symbolisme religieux et valorisation de l’angoisse), afferma che il problema dell’essere e del non essere è una caratteristica specifica del pensiero indiano. « Il mondo fisico e la nostra esperienza sono i prodotti dell’illusione cosmica, della mâyâ. Ma questo non significa che non esistono, il mondo non è un miraggio. Il mondo fisico e l’esperienza vitale e psichica individuale esistono, ma unicamente nel tempo; giudicati … Continua la lettura di Illusione

Una vita non è solo una vita

Eraclito B 27 (apud Clemente Al. Stromata4, 144, 2) anthropous menei apothanontas hassa ouk elpontai oude dokeousin «gli uomini una volta morti li aspettano cose che essi non sperano né si rappresentano» (Colli 1980); «when men die there await them what they neither expect nor even imagine» (Marcovich 1966, 20012). * Passo misterico. Ancora un discorso ermetico sull’anima; quand’anche stia parlando del suo romanzo post mortem, le espressioni sono strettamente coperte e adombrano un codice iniziatico. La vita in cui … Continua la lettura di Una vita non è solo una vita

Dio è morto e gli orfani danzano in un delirio di onnipotenza

La morte del dio proclamata sonoramente da Nietzsche in verità era stata stabilita con inconfutabile rigore oltre un secolo prima da Kant con la critica delle idee della ragione (dio, anima, mondo) nella dialettica trascendentale. Probabilmente Nietzsche non intendeva annunciare una notizia già di dominio pubblico, quanto piuttosto le conseguenze epocali che l’umanità si rifiutava di riconoscere.

Che succede alla politica nell’età dello sbandamento?

1 La città si è disfatta Per anni abbiamo respirato un’aria di caldo disfacimento sentendo che offriva quiete e blanda accoglienza. Troppo tardi! Troppo tardi abbiamo scoperto il suo volto di pericolo e che non era nemmeno disfacimento ma l’azione violenta di un dio barbaro che stava ricreando il mondo. Uno spirito negativo e distruttivo si è impossessato delle cose belle e giuste che erano state fatte e le ha stravolte immettendole in una corrente inversa e nera. Dalla grande … Continua la lettura di Che succede alla politica nell’età dello sbandamento?

Il dèmone dell’uomo Il Frammento 119 di Eraclito

Premessa Una frase più criptica di quanto non sembri   ἦθος ἀνθρώπῳ δαίμων – ethos anthropoi daimon – è una massima di Eraclito che l’erudito del V secolo, Stobeo, ha conservato nella sua antologia di insegnamenti antichi. Queste le traduzioni immanentistiche: « il carattere è il dèmone per l’uomo », « il carattere (o l’indole) determina il destino dell’uomo »; « man’s character is his Genius – il carattere dell’uomo è il suo genio » (Marcovich). Ma, per la formula ambivalente e bifronte di Eraclito, riescono riduttive … Continua la lettura di Il dèmone dell’uomo Il Frammento 119 di Eraclito

Tramontare di fronte al dio assente

Premessa Solo un dio ci può salvare Heidegger accettò di essere intervistato da “ Der Spiegel ” nel settembre 1966. Il testo fu pubblicato, peraltro con alcune modifiche non a conoscenza del filosofo, solo dieci anni dopo (31 maggio 1976, XXX, n. 23), a pochi giorni dalla sua morte avvenuta il 26 maggio 1976. Il titolo è il famoso Ormai solo un dio ci può salvare – Nur noch ein Gott kann uns retten. Trascrivo la frase che segue dalla versione effettivamente … Continua la lettura di Tramontare di fronte al dio assente